La Fiducia al Senato si avvicina e le previsioni non sono rosee. Pur con l'apporto di Follini e la dichiarazione di Andreotti (a meno che non cambi nuovamente idea) i voti del centrosinistra variano da 161 (il minimo indispensabile) a 163. Quindi, salvo sorprese dell'ultima ora, il governo dovrebbe farcela.
Il problema è che fra due settimane si vota sull'Afghanistan e sui DiCo. E lì ci sarà da ridere.
La cosa strana è che come lo so io, lo sa pure Prodi che su questi due argomenti una maggioranza non ce l'ha, quindi mi chiedo: pensa veramente che con la votazione di domani sia tutto risolto?
Secondo me no, quindi confido che, da vecchio volpone democristiano, abbia almeno un asso nella manica. Non penso che creda alla tesi di Deaglio e si limiti ad aspettare che i Senatori che gli garantirebbero la tranquillità politica saltino fuori dalla riconta delle schede.
Alla tenuta solo grazie ai 12 punti non ci crede nemmeno lui. Sa benissimo che se anche tutti i partiti votassero come vuole lui, saranno i senatori a vita a fare la differenza. E a loro non si può imporre niente.
Quindi cos'ha in mente Prodi?
martedì 27 febbraio 2007
lunedì 26 febbraio 2007
Qualche considerazione sulla caduta di Prodi
Leggendo qua e la, sembra ormai assodato che i non-voti dei due senatori dell'estrema sinistra Fernando Rossi e Franco Turigliatto non siano stati determinanti nella "sconfitta" del centrosinistra la settimana scorsa. (Per tutti i "giornalisti" che non l'hanno capito: conosco un tale BulloDiMontecavolo che potrebbe darvi ripetizioni di matematica)
La "colpa" sarebbe dell'influenza che ha colpito Scalfaro, di Andreotti, Cossiga, Pininfarina e De Gregorio: una malattia, tre senatori a vita ed un fuoriuscito dall'Italia dei Valori. Comunisti Italiani e Rifondaroli sembrano assolti.
Infatti anche se Rossi e Turigliatto avessero partecipato al voto (votando a favore) non sarebbero comunque stati sufficienti per raggiungere la maggioranza.
Quindi non sono "colpevoli"?
Vostro onore, mi permetta di aggiungere un paio d'altre piccole considerazioni. Se Andreotti e Cossiga avessero votato a favore come avevano dichiarato, la maggioranza sarebbe stata raggiunta comunque. A meno di un voto contrario dei due dissidenti. Ma queste sono solo speculazioni.
La conclusione è che: sì Rossi e Turigliatto sono colpevoli. Ma non delle dimissioni di Prodi, piuttosto di aver fatto da parafulmine per le ire di mezza Italia (e di aver stretto un cappio attorno al collo dei rispettivi partiti che ora si ritrovano a controfirmare il 12 punti di Prodi a testa bassa e con la coda tra le gambe).
Sotto accusa ci dovrebbero essere, in ordine inverso:
- Andreotti e Cossiga che si rimangiano la parola senza alcun rimorso nel giro di un'ora (un'improvvisa amnesia? il tremore senile che ha fatto loro pigiare il tasto sbagliato?);
- Pininfarina che vota ogni nove mesi (sarà mica stato in dolce attesa nel frattempo);
- De Gregorio e Pallaro, che da soli possono permettersi di ricattare il governo (Mastella al confronto è un dilettante);
- D'Alema che prima prende impegni anche per Prodi e poi gioca il tre di briscola senza pensare che dall'altra parte possono avere l'asso (ma non poteva andarsene solo lui?);
- i partiti di estrema sinistra che pretendono di manifestare contro il governo sabato e votare a favore mercoledì (i famosi partiti di lotta e di governo?);
- il problema degli otto senatori contestati dalla Rosa nel Pugno (abbiate fede, ne parlerò diffusamente nei prossimi giorni), che, se confermati, aggiungerebbero un voto all'Unione a scapito della CdL (ma Prodi fin'ora se n'è fregato);
- una legge elettorale che non consente una governabilità al Senato (e che fa schifo a tutti ma che nessuno in nove mesi ha pensato seriamente di cambiare);
- Prodi che ha puntato tutto sui senatori a vita, senza dei quali non c'è la maggioranza (e prega giorno e notte che non si ammalino mai);
- noi che ancora ci illudiamo di vivere in un paese serio.
La "colpa" sarebbe dell'influenza che ha colpito Scalfaro, di Andreotti, Cossiga, Pininfarina e De Gregorio: una malattia, tre senatori a vita ed un fuoriuscito dall'Italia dei Valori. Comunisti Italiani e Rifondaroli sembrano assolti.
Infatti anche se Rossi e Turigliatto avessero partecipato al voto (votando a favore) non sarebbero comunque stati sufficienti per raggiungere la maggioranza.
Quindi non sono "colpevoli"?
Vostro onore, mi permetta di aggiungere un paio d'altre piccole considerazioni. Se Andreotti e Cossiga avessero votato a favore come avevano dichiarato, la maggioranza sarebbe stata raggiunta comunque. A meno di un voto contrario dei due dissidenti. Ma queste sono solo speculazioni.
La conclusione è che: sì Rossi e Turigliatto sono colpevoli. Ma non delle dimissioni di Prodi, piuttosto di aver fatto da parafulmine per le ire di mezza Italia (e di aver stretto un cappio attorno al collo dei rispettivi partiti che ora si ritrovano a controfirmare il 12 punti di Prodi a testa bassa e con la coda tra le gambe).
Sotto accusa ci dovrebbero essere, in ordine inverso:
- Andreotti e Cossiga che si rimangiano la parola senza alcun rimorso nel giro di un'ora (un'improvvisa amnesia? il tremore senile che ha fatto loro pigiare il tasto sbagliato?);
- Pininfarina che vota ogni nove mesi (sarà mica stato in dolce attesa nel frattempo);
- De Gregorio e Pallaro, che da soli possono permettersi di ricattare il governo (Mastella al confronto è un dilettante);
- D'Alema che prima prende impegni anche per Prodi e poi gioca il tre di briscola senza pensare che dall'altra parte possono avere l'asso (ma non poteva andarsene solo lui?);
- i partiti di estrema sinistra che pretendono di manifestare contro il governo sabato e votare a favore mercoledì (i famosi partiti di lotta e di governo?);
- il problema degli otto senatori contestati dalla Rosa nel Pugno (abbiate fede, ne parlerò diffusamente nei prossimi giorni), che, se confermati, aggiungerebbero un voto all'Unione a scapito della CdL (ma Prodi fin'ora se n'è fregato);
- una legge elettorale che non consente una governabilità al Senato (e che fa schifo a tutti ma che nessuno in nove mesi ha pensato seriamente di cambiare);
- Prodi che ha puntato tutto sui senatori a vita, senza dei quali non c'è la maggioranza (e prega giorno e notte che non si ammalino mai);
- noi che ancora ci illudiamo di vivere in un paese serio.
giovedì 22 febbraio 2007
Il Professore bocciato in politica estera
Ieri sera Romano Prodi ha rimesso il suo mandato nelle mani del presidente Napolitano. Oggi partono le consultazioni con i Presidenti delle camere, i Presidenti emeriti e, a seguire, i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Le strade che si prospettano sono parecchie.
Soluzione A - La minestrina riscaldata
Incarico di nuovo a Prodi con la stessa maggioranza: praticamente un cappio attorno al collo della sinistra radicale, costretta a rigare dritto (e a far rigare dritto tutti i suoi parlamentari) per evitare una nuova crisi. Naturalmente con questi numeri al Senato la buona volontà di Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio potrebbe non bastare.
Soluzione B - Convergenza al centro
Incarico sempre a Prodi ma con una maggioranza che taglia fuori PDCI e Verdi (ma è a rischio anche Rifondazione) e ingloba la Nuova DC di Rotondi, forse Follini e probabilmente almeno un pezzo di UDC. I nuovi entrati naturalmente avanzeranno pretese consistenti per giustificarsi con il loro elettorato.
Soluzione C - Spazio ai "giovani"
Prodi si rifiuta di continuare a pasteggiare con il proprio fegato (cosa che giudicherei senz'altro positivamente) e l'incarico viene affidato a Rutelli o a D'Alema (ma qui il mio giudizio sarebbe assolutamente negativo), anche qui con l'esclusione della sinistra radicale e l'adesione dei centristi.
Soluzione D - Le larghe intese
Governo tecnico-istituzionale guidato da Amato o da Marini (e in questo caso rispunterebbe il nome di Andreotti alla presidenza del Senato) sostenuto da gran parte dell'arco parlamentare (da AN fino a Di Pietro). I compiti principali di questo governo sarebbero cambiare la legge elettorale ed arrivare al novembre 2008 in modo da assicurare la pensione ai parlamentari.
Soluzione E - La Grosse Koalition
Berlusconi (o al massimo Gianni Letta) Presidente del Consiglio e D'Alema vice-premier con una maggioranza che va da Alleanza Nazionale ai Democratici di Sinistra ma con la probabile fuoriuscita del Correntone dai DS.
Soluzione F - Il salto della quaglia
Incarico affidato a Berlusconi con la maggioranza composta (oltre che da FI, AN e Lega) anche da UDC, UDEUR ma soprattutto Margherita. Francamente la considero la meno probabile ma non mi sento di escluderla a priori.
Soluzione G - Elezioni anticipate subito
Sarebbe un suicidio per il centro-sinistra ma anche alla CdL la cosa piace poco. Tra l'altro si voterebbe con l'attuale legge elettorale che scontenta tutti e non c'è il tempo per cambiarla. Prima di arrivare a questa possibilità Napolitano le proverà tutte.
Queste le principali opzioni. C'è da aggiungere che nel caso Prodi non ricevesse nuovamente l'incarico di premier, la costituzione del Partito Democratico subirebbe un duro colpo.
Personalmente, ritengo più probabili le prime due opzioni anche se vedrei meglio la soluzione D con la modifica della legge elettorale ed elezioni a settembre.
Staremo a vedere.
Soluzione A - La minestrina riscaldata
Incarico di nuovo a Prodi con la stessa maggioranza: praticamente un cappio attorno al collo della sinistra radicale, costretta a rigare dritto (e a far rigare dritto tutti i suoi parlamentari) per evitare una nuova crisi. Naturalmente con questi numeri al Senato la buona volontà di Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio potrebbe non bastare.
Soluzione B - Convergenza al centro
Incarico sempre a Prodi ma con una maggioranza che taglia fuori PDCI e Verdi (ma è a rischio anche Rifondazione) e ingloba la Nuova DC di Rotondi, forse Follini e probabilmente almeno un pezzo di UDC. I nuovi entrati naturalmente avanzeranno pretese consistenti per giustificarsi con il loro elettorato.
Soluzione C - Spazio ai "giovani"
Prodi si rifiuta di continuare a pasteggiare con il proprio fegato (cosa che giudicherei senz'altro positivamente) e l'incarico viene affidato a Rutelli o a D'Alema (ma qui il mio giudizio sarebbe assolutamente negativo), anche qui con l'esclusione della sinistra radicale e l'adesione dei centristi.
Soluzione D - Le larghe intese
Governo tecnico-istituzionale guidato da Amato o da Marini (e in questo caso rispunterebbe il nome di Andreotti alla presidenza del Senato) sostenuto da gran parte dell'arco parlamentare (da AN fino a Di Pietro). I compiti principali di questo governo sarebbero cambiare la legge elettorale ed arrivare al novembre 2008 in modo da assicurare la pensione ai parlamentari.
Soluzione E - La Grosse Koalition
Berlusconi (o al massimo Gianni Letta) Presidente del Consiglio e D'Alema vice-premier con una maggioranza che va da Alleanza Nazionale ai Democratici di Sinistra ma con la probabile fuoriuscita del Correntone dai DS.
Soluzione F - Il salto della quaglia
Incarico affidato a Berlusconi con la maggioranza composta (oltre che da FI, AN e Lega) anche da UDC, UDEUR ma soprattutto Margherita. Francamente la considero la meno probabile ma non mi sento di escluderla a priori.
Soluzione G - Elezioni anticipate subito
Sarebbe un suicidio per il centro-sinistra ma anche alla CdL la cosa piace poco. Tra l'altro si voterebbe con l'attuale legge elettorale che scontenta tutti e non c'è il tempo per cambiarla. Prima di arrivare a questa possibilità Napolitano le proverà tutte.
Queste le principali opzioni. C'è da aggiungere che nel caso Prodi non ricevesse nuovamente l'incarico di premier, la costituzione del Partito Democratico subirebbe un duro colpo.
Personalmente, ritengo più probabili le prime due opzioni anche se vedrei meglio la soluzione D con la modifica della legge elettorale ed elezioni a settembre.
Staremo a vedere.
mercoledì 14 febbraio 2007
Non privatizzate l'acqua
Sembra che il governo abbia fatto un passo indietro. La raccolta firme per una legge d’iniziativa popolare che impedisca alle multinazionali di mettere le mani sull'acqua deve aver fatto riflettere i nostri ministri.
I punti principali della proposta riguardano le definizione dell'acqua come "bene comune e diritto umano universale", la presa di coscienza che si tratta di un bene "finito, da tutelare e da conservare" e la gestione degli acquedotti esclusivamente da parte di enti pubblici (con il conseguente ritiro delle concessioni ai privati).
Oltre a quest'ultimo, ci sono anche altri punti discutibili (50 litri a persona al giorno devono essere garantiti e gratuiti) e che susciteranno polemiche (il finanziamento del servizio idrico attraverso la riduzione delle spese militari) ma anche la proposta per la costituzione di un fondo per finanziare progetti per l'accesso all'acqua potabile nel sud del mondo.
Per saperne di più c'è il sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
Parafrasando Stefano Benni, l'Italia si divide in: quelli che bevono l'acqua prima del caffè, quelli che la bevono dopo il caffè, quelli che non hanno il caffè e quelli che non hanno l'acqua.
I punti principali della proposta riguardano le definizione dell'acqua come "bene comune e diritto umano universale", la presa di coscienza che si tratta di un bene "finito, da tutelare e da conservare" e la gestione degli acquedotti esclusivamente da parte di enti pubblici (con il conseguente ritiro delle concessioni ai privati).
Oltre a quest'ultimo, ci sono anche altri punti discutibili (50 litri a persona al giorno devono essere garantiti e gratuiti) e che susciteranno polemiche (il finanziamento del servizio idrico attraverso la riduzione delle spese militari) ma anche la proposta per la costituzione di un fondo per finanziare progetti per l'accesso all'acqua potabile nel sud del mondo.
Per saperne di più c'è il sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
Parafrasando Stefano Benni, l'Italia si divide in: quelli che bevono l'acqua prima del caffè, quelli che la bevono dopo il caffè, quelli che non hanno il caffè e quelli che non hanno l'acqua.
martedì 13 febbraio 2007
Egr. Mons. Rino Fisichella,
il catechismo forse è meglio che se lo ripassi Lei, visto che sembra dimenticare uno dei valori fondamentali del Cristianesimo: la Libertà. E già che c'è, si rilegga pure il Concordato.
Distinti saluti
Lucas von Sandman
Distinti saluti
Lucas von Sandman
giovedì 8 febbraio 2007
Aggiornamento: i grandi assenti...
Un blogger che si firma GattoStanco ha riunito una serie di collegamenti a tutti i blog che si sono occupati della faccenda (compreso il mio e di questo lo ringrazio). Ecco il link alla discussione.
[Leggi il post originale "I grandi assenti: giornalismo, privacy e deontologia professionale"]
[Leggi il post originale "I grandi assenti: giornalismo, privacy e deontologia professionale"]
mercoledì 7 febbraio 2007
Pillole di Storia - La Ducea di Nelson
Solitamente l'ammiraglio Orazio (Horatio) Nelson si ricorda per tre cose: la vittoria sulla flotta napoleonica nella baia di Abukir in Egitto, il rientro in patria del suo cadavere in una botte di rum e la statua che campeggia a Trafalgar Square a Londra.
Ma a Bronte, ridente paesino sulle pendici dell'Etna, lo ricordano anche per un torto subìto.
La ricompensa per un atto ignobile
Correva l'anno 1799 ed il Regno delle Due Sicilie era da pochi mesi diventato Repubblica Partenopea, grazie all'apporto fondamentale delle truppe francesi. Il re Ferdinando I si era rifugiato a Palermo e aveva chiesto l'aiuto del celebre ammiraglio, che da poco aveva dimostrato il suo valore annientando la flotta francese in Egitto. In realtà le navi inglesi non dovettero fare granché: il cardinale Ruffo in poco tempo aveva già fatto piazza pulita degli insorti, agevolato dalla dipartita dell'esercito francese.
Francesco Caracciolo, capo dei rivoltosi, si arrese a Ruffo in cambio della propria vita, ma, purtroppo per lui, fu consegnato nelle mani di Nelson. Probabilmente istigato dall'amante Emma Hamilton (peraltro moglie dell'ambasciatore inglese), l'ammiraglio ordinò l'impiccagione di Caracciolo dopo un processo sommario. La decisione suscitò lo sdegno persino degli stessi inglesi, ma non di Ferdinando I, che, come ricompensa, concesse a Nelson un vasto appezzamento di terra nel territorio di Bronte e lo proclamò Duca.
Quegli stessi territori, di proprietà comunale, erano stati da pochi anni riscattati dai brontesi che si erano affrancati dal potere feudale esercitato fino al 1774 dall'Ospedale di Palermo. Il nuovo conte si comportò come tutti i conti medievali, imponendo tasse e balzelli.
Dalla spedizione dei mille ai giorni nostri
Il malumore serpeggiò fino al 1860 quando, a fronte dell'editto garibaldino che aboliva di fatto i latifondi in Sicilia, i brontesi si rivoltarono e si riappropriarono delle terre della Ducea.
L'ambasciatore inglese a Palermo fece pressione su Garibaldi, il quale mandò Nino Bixio a sedare nel sangue la rivolta. Vennero presi alcuni "comunisti" (cioè coloro che chiedevano il ritorno dei terreni al Comune) e fucilati dopo un processo sommario.
Da allora la Ducea rimase proprietà dei discendenti di Nelson fino al 1940 (quando Mussolini dopo aver dichiarato guerra all'Inghilterra ne ordinò la confisca) ed in seguito dal 1943 al 1981 (quando l'allora Duca Alexander Nelson Hood la vendette al Comune di Bronte per un miliardo e settecentocinquanta milioni di lire). Finalmente, dopo quasi due secoli, il feudalesimo poteva dirsi terminato anche in Sicilia. Oggi la Ducea è diventata un museo, un centro culturale ed un'attrazione turistica.
Fuori dal tempo (e dalle legge italiane)
I vari duchi che si susseguirono dall'ammiraglio fino al 1981 si comportarono in maniera anacronistica, continuando ad imporre balzelli (fino al 1950 bisognava pagare un pedaggio per transitare su un vecchio ponte all'interno della Ducea), a mantenere un piccolo esercito privato (un centinaio di uomini) e ad ingnorare le leggi siciliane ed italiane, invocando l'extra-territorialità della Ducea, considerata territorio inglese.
Per approfondire leggi qui!
Ma a Bronte, ridente paesino sulle pendici dell'Etna, lo ricordano anche per un torto subìto.
La ricompensa per un atto ignobile
Correva l'anno 1799 ed il Regno delle Due Sicilie era da pochi mesi diventato Repubblica Partenopea, grazie all'apporto fondamentale delle truppe francesi. Il re Ferdinando I si era rifugiato a Palermo e aveva chiesto l'aiuto del celebre ammiraglio, che da poco aveva dimostrato il suo valore annientando la flotta francese in Egitto. In realtà le navi inglesi non dovettero fare granché: il cardinale Ruffo in poco tempo aveva già fatto piazza pulita degli insorti, agevolato dalla dipartita dell'esercito francese.
Francesco Caracciolo, capo dei rivoltosi, si arrese a Ruffo in cambio della propria vita, ma, purtroppo per lui, fu consegnato nelle mani di Nelson. Probabilmente istigato dall'amante Emma Hamilton (peraltro moglie dell'ambasciatore inglese), l'ammiraglio ordinò l'impiccagione di Caracciolo dopo un processo sommario. La decisione suscitò lo sdegno persino degli stessi inglesi, ma non di Ferdinando I, che, come ricompensa, concesse a Nelson un vasto appezzamento di terra nel territorio di Bronte e lo proclamò Duca.
Quegli stessi territori, di proprietà comunale, erano stati da pochi anni riscattati dai brontesi che si erano affrancati dal potere feudale esercitato fino al 1774 dall'Ospedale di Palermo. Il nuovo conte si comportò come tutti i conti medievali, imponendo tasse e balzelli.
Dalla spedizione dei mille ai giorni nostri
Il malumore serpeggiò fino al 1860 quando, a fronte dell'editto garibaldino che aboliva di fatto i latifondi in Sicilia, i brontesi si rivoltarono e si riappropriarono delle terre della Ducea.
L'ambasciatore inglese a Palermo fece pressione su Garibaldi, il quale mandò Nino Bixio a sedare nel sangue la rivolta. Vennero presi alcuni "comunisti" (cioè coloro che chiedevano il ritorno dei terreni al Comune) e fucilati dopo un processo sommario.
Da allora la Ducea rimase proprietà dei discendenti di Nelson fino al 1940 (quando Mussolini dopo aver dichiarato guerra all'Inghilterra ne ordinò la confisca) ed in seguito dal 1943 al 1981 (quando l'allora Duca Alexander Nelson Hood la vendette al Comune di Bronte per un miliardo e settecentocinquanta milioni di lire). Finalmente, dopo quasi due secoli, il feudalesimo poteva dirsi terminato anche in Sicilia. Oggi la Ducea è diventata un museo, un centro culturale ed un'attrazione turistica.
Fuori dal tempo (e dalle legge italiane)
I vari duchi che si susseguirono dall'ammiraglio fino al 1981 si comportarono in maniera anacronistica, continuando ad imporre balzelli (fino al 1950 bisognava pagare un pedaggio per transitare su un vecchio ponte all'interno della Ducea), a mantenere un piccolo esercito privato (un centinaio di uomini) e ad ingnorare le leggi siciliane ed italiane, invocando l'extra-territorialità della Ducea, considerata territorio inglese.
Per approfondire leggi qui!
lunedì 5 febbraio 2007
La voce del padrone - parte seconda
Giovedì scorso il cardinale Camillo Ruini si è intrattenuto al telefono anche con il leader della Margherita, nonché vice-premier, Francesco Rutelli. Chissà di cosa avranno parlato...
[Leggi il post originale "La voce del padrone"]
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