Francesco de Barlis è un maestro. Giorgio Ardizzone un mastro cartaio. Ed Andrea de Cairo è un eminente notaio, nonché cancelliere della curia di Genova. L'anno è il 1482 ma l'argomento è più che mai d'attualità. Il riconoscimento civile della convivenza tra persone dello stesso sesso.
Il 26 novembre de Barlis e Ardizzone si presentano davanti a de Cairo per regolarizzare la loro convivenza e, per aggirare i sospetti di sodomia (allora punita con la pena capitale), dichiarano di voler "stare, abitare e vivere come fratelli e veri soci in comunione e fraternità e di dividere il pane e il vitto come è giusto che sia" fino alla fine dei loro giorni. Non solo: si spingono anche a regolare la successione e l'eredità. Il tutto suggellato con "un bacio di pace".
Ma questo non è l'unico esempio di PACS ante litteram: dall'Archivio di Stato di Genova emergono almeno altri cinque casi simili di coppie di uomini che vogliono regolarizzare la loro situazione affettiva, ma nessun veto da parte dell'autorità religiosa. Erano proprio altri tempi.
Per approfondire leggi qui!
giovedì 26 aprile 2007
martedì 24 aprile 2007
Le basi del Partito Democratico
Malgrado il titolo non intendo parlare direttamente di quello che è stato definito "un grande evento politico". Oggi non sono in vena di sparare sulla Croce Rossa.
Voglio invece raccontarvi delle scaramucce tra DS e Margherita nella mia provincia.
Qualche anno fa, il comune capoluogo era governato da un sindaco di uno dei partitini di centro che poi sono andati a formare la Margherita. Scaduto il suo mandato, per logiche di coalizione, la successione sarebbe dovuta toccare ad un diessino. In lizza c'erano due candidati, un riformista (politico di razza) ed uno del correntone (politico per passione). A causa di una serie di veti incrociati interni ai DS, il riformista viene accantonato in malo modo, adducendo presunti dissapori con Rifondazione Comunista. Il candidato del correntone ha così strada libera e riesce a farsi eleggere senza grossi problemi. Sempre per logiche di coalizione, la presidenza del consiglio comunale tocca ad una candidata della Margherita.
Ma il politico di razza, malamente escluso, non si da per vinto: passa alla Margherita e riesce a farsi eleggere alla presidenza della Provincia (prima in mano ad un ondivago socialista). Vittoria netta sul candidato di centrodestra ed equilibrio raggiunto tra i due maggiori partiti del'Ulivo.
Il tempo passa e si ritorna a votare per le comunali. La febbre delle primarie ha contagiato tutta Italia, ma qui i DS non ne vogliono sentire parlare. Bisogna ricandidare il sindaco uscente, nonostante una gestione pessima ed un'immagine logorata. Nel campo del centrodestra capiscono che finalmente possono fare il colpaccio e candidano un imprenditore con la reputazione (e la fedina penale) immacolate. Il sindaco uscente viene sconfitto ed inizia a distribuire colpe alla Margherita e ai riformisti dei DS.
Ma la nuova amministrazione non dura molto e dopo un anno si torna alle urne. Questa volta la Margherita punta i piedi e pretende le primarie: viene candidata l'ex-presidentessa del consiglio comunale. I DS rispondono con un'altra donna, consci che se avessere proposto un uomo non ci sarebbe stata battaglia, ma invano. Adesso, in corsa per la carica di Sindaco per il centrosinistra c'è un'esponente della Margherita con ottime possibilità di farcela. I dirigenti locali dei DS masticano amaro. Ma per loro fortuna adesso potranno confluire, insieme agli amici-rivali della Margherita, nel Partito Democratico. Chissà come verranno scelti i prossimi candidati...
Voglio invece raccontarvi delle scaramucce tra DS e Margherita nella mia provincia.
Qualche anno fa, il comune capoluogo era governato da un sindaco di uno dei partitini di centro che poi sono andati a formare la Margherita. Scaduto il suo mandato, per logiche di coalizione, la successione sarebbe dovuta toccare ad un diessino. In lizza c'erano due candidati, un riformista (politico di razza) ed uno del correntone (politico per passione). A causa di una serie di veti incrociati interni ai DS, il riformista viene accantonato in malo modo, adducendo presunti dissapori con Rifondazione Comunista. Il candidato del correntone ha così strada libera e riesce a farsi eleggere senza grossi problemi. Sempre per logiche di coalizione, la presidenza del consiglio comunale tocca ad una candidata della Margherita.
Ma il politico di razza, malamente escluso, non si da per vinto: passa alla Margherita e riesce a farsi eleggere alla presidenza della Provincia (prima in mano ad un ondivago socialista). Vittoria netta sul candidato di centrodestra ed equilibrio raggiunto tra i due maggiori partiti del'Ulivo.
Il tempo passa e si ritorna a votare per le comunali. La febbre delle primarie ha contagiato tutta Italia, ma qui i DS non ne vogliono sentire parlare. Bisogna ricandidare il sindaco uscente, nonostante una gestione pessima ed un'immagine logorata. Nel campo del centrodestra capiscono che finalmente possono fare il colpaccio e candidano un imprenditore con la reputazione (e la fedina penale) immacolate. Il sindaco uscente viene sconfitto ed inizia a distribuire colpe alla Margherita e ai riformisti dei DS.
Ma la nuova amministrazione non dura molto e dopo un anno si torna alle urne. Questa volta la Margherita punta i piedi e pretende le primarie: viene candidata l'ex-presidentessa del consiglio comunale. I DS rispondono con un'altra donna, consci che se avessere proposto un uomo non ci sarebbe stata battaglia, ma invano. Adesso, in corsa per la carica di Sindaco per il centrosinistra c'è un'esponente della Margherita con ottime possibilità di farcela. I dirigenti locali dei DS masticano amaro. Ma per loro fortuna adesso potranno confluire, insieme agli amici-rivali della Margherita, nel Partito Democratico. Chissà come verranno scelti i prossimi candidati...
mercoledì 18 aprile 2007
Perché Confalonieri vuole entrare in Telecom
Il presidente del CdA di Mediaset fra qualche mese compirà settant'anni, ma non si sente affatto vecchio. E d'altra parte come potrebbe, con un amico come Silvio Berlusconi che, pur avendo un anno in più, si da allegramente da fare con giovani donzelle (come mostrato dal settimanale Oggi).
Il problema di Fedele Confalonieri non è la sua anagrafica, bensì quella di Piersilvio (classe 1969) che, in vista dei quarant'anni, scalpita per prendere le redini dell'azienda di famiglia.
L'alternativa, per Confalonieri, sarebbe un posto di primo piano in Forza Italia, ma al più caro amico di Silvio non piace sporcarsi le mani.
Ecco allora spuntare una grandiosa idea: associarsi con Roberto Colaninno per scalare Telecom Italia e ritagliarsi un futuro di Amministratore Delegato nella più grande compagnia telefonica italiana. Con tanto di beneplacito da parte di una "certa sinistra".
Il problema di Fedele Confalonieri non è la sua anagrafica, bensì quella di Piersilvio (classe 1969) che, in vista dei quarant'anni, scalpita per prendere le redini dell'azienda di famiglia.
L'alternativa, per Confalonieri, sarebbe un posto di primo piano in Forza Italia, ma al più caro amico di Silvio non piace sporcarsi le mani.
Ecco allora spuntare una grandiosa idea: associarsi con Roberto Colaninno per scalare Telecom Italia e ritagliarsi un futuro di Amministratore Delegato nella più grande compagnia telefonica italiana. Con tanto di beneplacito da parte di una "certa sinistra".
mercoledì 11 aprile 2007
La sceneggiata degli ostaggi
Altro bell'articolo di Peppino Gavoni su paura.info (per leggerlo clicca qui). Come lascia intuire il titolo, il pezzo riguarda il rapimento del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo.
Anche se non condivido in pieno il punto di vista di Peppino, posso dire che l'articolo centra molti punti scottanti della vicenda. Di mio posso solo aggiungere una certa delusione per le affermazioni di Emma Bonino ed una critica di dilettantismo a tutta la classe politica italiana per come sono stati gestiti tutti i rapimenti di civili italiani in Iraq ed Afghanistan, da Quattrocchi a Mastrogiacomo.
Il resto è cronaca di oggi: Emergency lascia l'Afghanistan pur lasciando aperti gli ospedali e D'Alema domani riferirà in Parlamento.
Anche se non condivido in pieno il punto di vista di Peppino, posso dire che l'articolo centra molti punti scottanti della vicenda. Di mio posso solo aggiungere una certa delusione per le affermazioni di Emma Bonino ed una critica di dilettantismo a tutta la classe politica italiana per come sono stati gestiti tutti i rapimenti di civili italiani in Iraq ed Afghanistan, da Quattrocchi a Mastrogiacomo.
Il resto è cronaca di oggi: Emergency lascia l'Afghanistan pur lasciando aperti gli ospedali e D'Alema domani riferirà in Parlamento.
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