lunedì 28 maggio 2007

Se anche i produttori di petrolio puntano sul fotovoltaico

Gli Emirati Arabi Uniti di petrolio ne hanno in abbondanza. Ma, a quanto pare, sono consapevoli che un paese non può essere totalmente dipendente da un'unica fonte di energia. Ecco allora il progetto per creare una centrale solare da 500 megawatt entro il 2009. E questo è solo l'inizio dello sfruttamento dell'energia pulita nel golfo persico. In Italia invece...

venerdì 25 maggio 2007

La Politica e gli omosessuali

Qual'è uno dei compiti principali della Politica?
Facile: osservare l'evoluzione della società e proporre norme per regolare i comportamenti emergenti. Talvolta, regolare può voler dire vietare, oppure più spesso, mettere dei paletti per evitare che vengano commessi abusi. Quello che la Politica non deve fare è nascondere la testa sotto la sabbia per fingere che qualcosa non esista o non sia meritorio di considerazione.

Che è proprio quello che è stato fatto dai politici nostrani (con l'appoggio di Santa Romana Chiesa) nei confronti delle coppie di fatto. Fingere che non esistano, o che il loro numero sia talmente esiguo da non giustificare una legge ad oc.
Ma la propaganda non va di pari passo con questa visione. Le varie campagne "informative" che negli ultimi mesi sono state messe in piedi (sempre con l'appoggio di Santa Romana Chiesa) hanno puntato alla demonizzazione delle coppie di fatto con argomenti risibili per chi ha un minimo di intelligenza e di spirito critico, ma che comunque hanno fatto presa su un vasto numero di cittadini.

Il risultato è che dalle parole di molti politici traspare una sorta di concessione: "accontentatevi di come stanno le cose e non rompete troppo le scatole con i PACS altrimenti rendiamo illegali le coppie di fatto". Che, va da se, è pura follia. Ma almeno fossero abbastanza coerenti da vietare qualsiasi forma di convivenza fuori dal matrimonio. Ed invece continuano a lavarsene le mani.

Ma cosa avranno mai queste coppie conviventi di così socialmente pericoloso e destabilizzante? Le coppie eterosessuali, niente. Tanto per loro c'è il matrimonio civile, se proprio vogliono regolarizzarsi. Il problema sono gli omosessuali. Che non procreano. Il che, in un paese in deficit demografico come l'Italia, è un grande problema. L'omosessuale diventa così il capro espiatorio di una situazione che ha radici molto più complesse. Chi non fa figli è considerato un "ramo secco" perché non genera nessuno che possa pagargli la pensione. Quindi è un peso morto per la società, alla pari dei finti malati con la pensione d'invalidità e, più in generale, dei parassiti dello Stato.

Eppure, nonostante i pregiudizi e la mancanza di tutele, gli omosessuali continuano a convivere tra di loro. Perché? Sono forse masochisti? Adorano essere maltrattati per poi fare le vittime? No, niente di tutto questo. Semplicemente perché, esattamente come gli etero, si corteggiano, si innamorano e, alla fine, decidono di passare una parte più o meno consistente della loro vita con un'altra persona sotto lo stesso tetto.

Poi, esattamente come gli etero, ci saranno coppie che dureranno un anno, altre che ne dureranno venti o trenta ed altre che conviveranno fino alla morte di uno dei due coniugi. Nelle coppie sposate, il "sopravvissuto" avrebbe diritto alla pensione di reversibilità. Nelle coppie omosessuali questo non si vuole concedere. Molti accampano problemi economici: il già magro bilancio dello Stato verrebbe senz'altro compromesso. Ed allora cosa facciamo? Togliamo la reversibilità anche a tutte le coppie che non hanno figli? E già che ci siamo, perché non la togliamo anche a tutte quelle coppie che di figli ne hanno uno solo?

Se il problema sono le casse dello Stato allora di misure da prendere ce ne sarebbero ben altre. La verità è che il giudizio morale in questo caso si trasforma in punizione legislativa e l'Erario diventa solo un paravento. Quello che molti fingono di non sapere è che un omosessuale è esattamente come un eterosessuale, tranne per il fatto che va a letto con una persona dello stesso sesso. Quindi è indistinguibile, ad esempio sul posto di lavoro o in coda al supermercato. E fintantoché rimane indistinguibile non suscita quella diffidenza del diverso che è alla base dell'omofobia.

Alla gente in fondo importano le apparenze. Come se vietare le coppie di fatto volesse dire trasformare tutti gli omosessuali in etero.

giovedì 24 maggio 2007

Sandman 2 - Amadeus 0 (Messaggio per il mio Ego)

Solitamente la sera prima e durante la cena guardo Canale 5. E' l'ora dei quiz pre-telegiornale. Da circa un mese il posto di Gerry Scotti è stato preso da Amadeus.
Il nuovo programma si chiama "1 contro 100" e si basa su una serie di domande a risposta multipla fatte a turno al "muro" (i 100) e al concorrente di turno (l'uno del titolo).
In una delle prime puntate un quesito mi aveva fatto dubitare delle mie certezze storico-religioso-occultistiche. La domanda recitava più o meno così: "secondo la tradizione, in quale di questi oggetti sarebbe incastonato un chiodo della croce di Gesù?"
Tra le possibilità c'erano "la lancia di Longino" e "una corona ferrea". Io avrei dato senza esitazione la prima risposta ed invece quella giusta, secondo gli autori del programma, è la seconda. In effetti, si dice che la corona custodita nel duomo di Monza contenga al suo interno una lamina forgiata con il ferro dei chiodi della crocifissione (per approfondimenti vedi la voce corrispondente su Wikipedia).
Ma la mia memoria non mi ingannava; ecco quello che ho trovato cercando su Internet: "venne aperta una fenditura nella lama della lancia, all’interno della quale venne introdotto un chiodo ritenuto essere uno di quelli impiegati per crocifiggere Gesù." (tratto da questa pagina di Archeomisteri).
Due risposte giuste per la medesima domanda, quindi. Si dirà: un errore può sempre sfuggire. Certo, allora veniamo a ieri sera.

La domanda era all'incirca questa: quale tra queste affermazioni sulle olimpiadi moderne è corretta?
Ecco le tre opzioni:
A - Si sono svolte sempre un anno prima dei mondiali di calcio
B - Si sono svolte sempre in anni bisestili
C - Si sono svolte sempre in occidente
Sono palesemente errate le risposte A (sia i mondiali che le olimpiadi si svolgono in anni pari) e C (basta ricordare Seoul 1988 o Sydney 2000).
Ma ragionando un attimo diventa palese che anche la risposta B è sbagliata. Papa Gregorio XIII se ne sarebbe accorto subito, visto che la riforma del calendario giuliano, l'ha fatta lui. Ed ha stabilito che sono bisestili tutti gli anni multipli di 4 tranne gli anni secolari (cioè divisibili per 100) a meno che non siano anche divisibili per 400. In parole povere il 2004 è stato bisestile (olimpiade di Atene) così come il 2000 (nella già citata Sydney visto che è divisibile per 400) come il 1996 (Atlanta) e via di questo passo fino al 1896 (la prima edizione dell'era moderna svolta ad Atene) con un'unica eccezione: la seconda edizione svolta a Parigi nel 1900, anno secolare, quindi non bisestile.

Due errori tutto sommato banali, forse dettati dalla fretta degli autori. Solo che nell'era della televisione regala-soldi, mi aspetterei che ci si metta un po' di attenzione nell'elargire tutti quegli euro.

martedì 22 maggio 2007

Qualche piccolo aggiustamento

Finalmente mi sono deciso a passare alla nuova versione di Blogger e, già che c'ero, ho fatto un piccolo restiling alla veste grafica del blog.
Sinceramente pensavo che il passaggio fosse più indolore... ma probabilmente è il prezzo da pagare per aver personalizzato troppo il modello base.

giovedì 17 maggio 2007

La questione rifiuti in Campania vista da nord

Giri per Napoli e vedi cumuli di immondizie ai lati della strada.
Idem a Pozzuoli: cassonetti stracolmi e montagne di spazzatura attorno.
Ma le campane per la raccolta differenziata, a quanto pare, vengono svuotate con regolarità. O forse non vengono mai riempite.
Sono le stesse immagini che vedevo ai TG o a Report. Ma basta spostarsi a Bacoli, comune appena a nord di Pozzuoli, per trovare una situazione decisamente migliore. Qualcosa mi dice che se un comune riesce a risolvere il problema, forse possono riuscirci anche quelli vicini.

Mi sposto in provincia di Caserta. Anche lì c'è qualche problema con la spazzatura, ma, mi spiegano, è di natura prettamente politica. Parlano di conflitti d'interesse (questa locuzione mi pare d'averla già sentita...). Mi raccontano di un assessore (all'ecologia e all'ambiente) che è anche proprietario di una delle fabbriche più inquinanti della zona. Parlano di sindaci che vanno a manifestare contro l'apertura di nuove discariche con un picchetto di camorristi per evitare di essere sfollati dalla polizia.
Gli stessi camorristi che hanno il monopolio delle discariche abusive. Discariche che accolgono anche rifiuti tossici provenienti da fabbriche del nord. Discariche che inquinano pascoli e falde acquifere.

Le conseguenze sono ben esposte qui ma, vi avverto, non è una lettura piacevole.

mercoledì 16 maggio 2007

Un po' di buon gusto per lo meno, cribbio!

In 5 anni di governo, il Cavaliere poteva sistemarsi a piacimento il proprio conflitto d'interessi. Bastava che facesse una leggina di facciata a proprio piacimento ed ora avrebbe buon gioco nel criticare chiunque vi mettesse mano. Ma a Silvio Berlusconi le parole "conflitto" ed "interessi" nella stessa frase non piacciono, sicché quella legge (che pure aveva promesso durante la campagna elettorale del 2001) non è stata mai fatta.
Adesso però ha il coraggio di lamentarsi se qualcuno la fa al posto suo. Ma cosa pensava? Che D'Alema e Rutelli gli facessero l'ennesimo regalo? Probabilmente Baffino e Ciccio l'avrebbero pure fatto ma si vede che non sono riusciti a convincere gli alleati.
E così dalle colonne dei giornali "amici" (o forse è meglio chiamarli sudditi) ecco tuonare contro questa legge illiberale, proprio mentre Mediaset mette le mani su Endemol, che, tra l'altro, produce una serie sterminata di programmi (di successo) per la RAI.
Confalonieri ci tiene subito a precisare che non ci saranno ripercussioni sulla TV di stato. Ed i vari ministri di DS e Margherita a spellarsi le mani per il successo di un'impresa italiana.
Almeno avessero il buon gusto di starsene zitti.

mercoledì 9 maggio 2007

Razzismo e legalità visti da sinistra

Due giorni fa, un lettore di Repubblica si sfogava con una lettera indirizzata a Corrado Augias (clicca qui per leggerla) nella quale metteva insieme diversi problemi: la criminalità straniera dilagante, la reciprocità (se io facessi le stesse cose alla Mecca, a Casablanca o a Bucarest, a cosa andrei incontro?), la paura di essere divenuto razzista, la risposta che la politica di sinistra cerca di dare.
La replica di Augias mi sembra abbastanza approssimativa. Di fronte alle domande dirette, o rispondi altrettanto direttamente o scardini le basi di quelle domande. L'ex-europarlamentare dei DS invece sceglie il metodo politico: svicolare e trincerarsi dietro ad un "la cultura della legalità [...] è ciò di cui abbiamo più bisogno". Che è senz'altro corretto ma non è abbastanza. Necessario ma non sufficiente.
Al lettore di Repubblica adesso proverò a rispondere io, in rigoroso ordine inverso, e con gli strumenti del buonsenso.

Le risposte della politica di sinistra
Il lettore lamentava il fatto che adesso Veltroni si sta comportando come a suo tempo diceva di voler fare Fini, ovvero spostando i campi nomadi fuori del Grande Raccordo Anulare. La sinistra che si comporta da destra. In realtà io non ci vedo niente di strano. Come diceva Otto von Bismark "se ti piacciono le leggi e le salsicce, non guardare mai come vengono fatte". Veltroni, come gran parte dei politici, teme di perdere popolarità, quindi sceglie di assecondare gli umori del popolo anche a costo di rimangiarsi qualche "punto fermo". Qualcuno potrebbe chiamarla realpolitik. A me sembra solo populismo.

Sono divenuto razzista?
Dipende. Basta che il lettore si faccia un rapido esame di coscienza: se, negli episodi da lui raccontati, al posto delle ragazze slave o di colore ci fossero state delle italiane, lui avrebbe reagito allo stesso modo?

La reciprocità
Chi si pone questo problema, a mio avviso commette due errori. Il primo di ordine legale, il secondo di ordine storico.
Innanzitutto, all'interno di uno stato applicare una legge diversa a persone di un altro stato è (questo sì) razzismo. Ma è anche stupidità. Ha senso che uno stato applichi ai cittadini di un altro stato le stesse leggi di cui godono in patria? A chi fosse tentato di rispondere sì, ricordo che sarebbe corretto guardare non solo l'aspetto repressivo ma anche quello dei diritti. Cosicché, ad esempio, per alcuni africani potrebbe essere ammessa la poligamia, oppure, all'opposto, comminata la pena di morte.
L'errore storico invece si configura nel pensare che noi (italiani, europei, occidentali...) siamo migliori o, per lo meno, lo siano le nostre leggi. Certo, magari oggi è così, ma durante il periodo coloniale (durato fino a pochi decenni fa) come ci siamo comportati noi "civilizzati" nei confronti delle popolazioni autoctone?

La criminalità straniera dilagante
Basterebbe ricordare cosa abbiano fatto gli emigranti italiani negli Stati Uniti per mettere nella giusta luce gli episodi odierni. Oppure sarebbe sufficiente ricordare come l'illegalità non sia patrimonio degli stranieri, ma anzi, come questi ultimi siano una sorta di manodopera a basso prezzo per la criminalità organizzata. La verità è che i giornali ed i telegiornali in queste notizie ci sguazzano. La cronaca fa vendere (per una sorta di tara mentale insita nel genere umano, utilissima nella savana ma quantomeno superflua nell'occidente moderno) mentre la paura del diverso (chiamiamola pure con il suo nome: xenofobia) amplifica il potere seducente della notizia.

Il tutto però si riduce ad un problema di fondo: la generalizzazione. Anche questa è una dote indispensabile nella savana. Ma in una società multietnica e multiculturale come la nostra, applicare delle etichette ad interi gruppi umani sulla base del comportamento di alcuni loro rappresentanti è quanto di più sbagliato e pericoloso si possa fare. Bisognerebbe cercare di osservare ogni essere umano per quello che è, che fa, che dice in prima persona e non per il gruppo etnico a cui appartiene. Non è sempre facile, ma se c'è chi ci riesce, significa che non è nemmeno impossibile.

martedì 8 maggio 2007

Dor de casă

Ogni fine settimana l'invasione pacifica di stranieri si ripete. Sono quasi esclusivamente donne e fanno quasi tutte le badanti. Arrivano dall'est, soprattutto da Ucraina e Romania.
Il sabato, nel primo pomeriggio la piazza si riempie di piccoli capannelli, ognuno appannaggio di una lingua diversa. Poi, quando aprono i bar del centro, si assiste ad una divisione netta.
Quelle più facoltose si accomodano sui tavolinetti all'aperto a sorseggiare qualche bibita.
Quelle che guadagnano meno (o che semplicemente inviano più soldi in patria) si ritirano sulle panchine del vicino parco ed iniziano ad estrarre dalle borsette succhi di frutta e thermos pieni di brodaglia bollente.
A guardarle fanno compassione, infagottate nei loro vestiti fuori moda. Parlano fitto fitto nella loro lingua madre, libere per qualche ora da un italiano che zoppica e da un dialetto che faticano a comprendere. Raramente si sentono delle risate sotto gli alberi spennacchiati.
Stanno lì sedute delle ore a conversare, a confidarsi problemi e speranze. Di tanto in tanto un bambino passa davanti a quelle panchine ed allora sorridono, mentre il loro sguardo diventa prima benevolo e poi triste. Pensano ai loro figli che hanno lasciato a casa, a migliaia di chilometri di distanza e che rivedranno chissà quando.

lunedì 7 maggio 2007

Privilegi speciali

L'Italia è fatta di regioni. Ma alcune sono più regioni delle altre: quelle a statuto speciale.
Il Friuli Venezia Giulia ed il Trentino Alto Adige sono tra queste. In mezzo c'è il Veneto. Ancora per poco, a quanto pare.
Diversi comuni del bellunese hanno già da tempo indetto dei referendum popolari per il passaggio a questa o quella regione. Referendum che naturalmente hanno avuto esito positivo.
I motivi della voglia di scappare si riducono ad una questione di soldi. O meglio, di contributi che le due regioni a statuto speciale erogano in maniera molto maggiore rispetto al Veneto. Questo flusso di denaro deriva, in larga parte, da tasse e imposte che rimangono a disposizione della regione e delle province invece di essere versate a Roma.
La questione ha virato sul comico nel momento in cui, circa un mese fa, l'intero consiglio provinciale di Rovigo (che non confina con nessuna regione a statuto speciale) ha approvato la richiesta di annessione al Trentino Alto Adige.
Naturalmente si è trattato di una provocazione, ma il problema di fondo rimane: è giusto continuare a mantenere questi privilegi?

giovedì 3 maggio 2007

Libertà e Perdono

Ieri sull'Osservatore Romano, organo di stampa ufficiale della Santa Sede, compariva un editoriale che definiva come "terrorismo" le dichiarazioni di Andrea Rivera durante il concerto del Primo Maggio e, più in generale, qualsiasi attacco alla Chiesa.
Io sono una persona "vecchio stile" e mi piace usare le parole per il loro significato. In questo caso, anche per una forma di rispetto verso le vittime di tutti i terrorismi, rossi o neri, islamici o cristiani, nazionalisti o separatisti che siano.
Ma oltre alla questione contingente, non capisco come oltretevere possano fingere (ancora) di dimenticare uno dei valori più rivoluzionari del Cristianesimo: la Libertà. Libertà anche di sbagliare.
La stessa Libertà concessa al Figliol Prodigo o a San Pietro ("Gli disse Gesù: In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte." Matteo 26,34).
Il Cristianesimo si fonda su due grandi pilastri: Libertà e Perdono. Se togliamo il primo, a che serve il secondo?