E' la notizia del giorno: il governo Prodi, com'era prevedibile, è caduto al senato. Questa crisi ha molti padri: dalla legge elettorale, all'eterogeneità della ormai ex-maggioranza, a Mastella. Ma c'è forse un altro aspetto che sembra non sia stato preso in dovuta considerazione dal governo. Facciamo un piccolo passo indietro.Tenendo fede alla promessa del senatore Manzione, lunedì 21, la Giunta per le elezioni ha dibattuto il caso degli otto senatori contestati dalla Rosa nel Pugno. Com'era già stato pronosticato da Marco Pannella, c'è stato un voto schiacciante contro il reclamo, con il solo Manzione favorevole.
Se invece il ricorso fosse stato accolto, tra i senatori che sarebbero stati sostituiti dai radical-socialisti ci sarebbero stati anche Franco Turigliatto (Sinistra Critica), Cosimo Izzo (Forza Italia) e Gennaro Coronella (Alleanza Nazionale) che ieri hanno negato la fiducia. Quindi, con ogni probabilità, il governo si sarebbe salvato, anche se solo per un voto. Certo, non ci sarebbe stato comunque da stare allegri, ma almeno Prodi avrebbe avuto la possibilità di rimpastare il suo governo e tirare avanti ancora qualche mese, se non altro per modificare la legge elettorale.
Spendo due parole anche su Giulio Andreotti che, come già era accaduto un anno fa, prima annuncia il voto favorevole e poi cambia idea. Questa volta, per lo meno, non ha avuto il coraggio di votare contro, ma ha deciso di non partecipare alla seduta.
Adesso la palla passa al Presidente della Repubblica. Staremo a vedere le prossime mosse di Casini, e se davvero non gli piace l'attuale legge elettorale.



