mercoledì 25 marzo 2009

Addavenì Brunetta/1

Dopo cinque ore di attesa in ospedale per una visita, il medico ti guarda e ti dice: "Torni domani. Non ho tempo da perdere!"

mercoledì 18 marzo 2009

La crisi locale, il piano casa ed i vigilantes del credito

Negli ultimi mesi, girando per la mia provincia, mi capita di vedere sempre più spesso case nuove (condomini, villette a schiera, bifamiliari) non abitate. In certe zone, la situazione è quasi inquietante: interi complessi residenziali costruiti negli ultimi due anni che non hanno mai avuto un inquilino. Eppure le imprese edili continuano a costruire nuovi palazzoni di mini-appartamenti come se niente fosse.

Dando un'occhiata in giro, mi sono dato una risposta al perché ci siano tante case vuote. Essenzialmente perché sono costruite male. Finiture scadenti. Camere matrimoniali nelle quali, se metti il letto, non ci sta l'armadio e viceversa. Cucine nelle quali non entra un tavolo. Angoli cottura ad almeno cinque metri dalla finestra più vicina. L'unico bagno, grande come sgabuzzino e per di più senza finestre. Il tutto, naturalmente, a prezzi esagerati.
Ma allora, con così tante unità abitative invendute, perché le imprese continuano a costruire?
Sembra paradossale, ma è per evitare di fallire.

Funziona all'incirca così. L'impresa chiede alla banca un fido per costruire un nuovo condominio. Il prestito viene erogato senza troppi problemi, tanto il mercato "tira". Se l'impresa si è fatta bene i suoi conti, prima di dover rimborsare la banca, avrà già venduto un numero sufficiente di appartamenti. Ma, se non riesce a vendere, l'unico modo per non fallire è chiedere un altro prestito; ufficialmente servirà per costruire un nuovo palazzone, ma in parte anche per coprire le perdite di quello precedente. Naturalmente, per guadagnarci comunque, l'impresa risparmierà il più possibile su manodopera e materiali.

In condizioni normali il sistema può andare avanti quasi all'infinito, ma con la crisi in atto, i prestiti alle imprese per la costruzione di nuove unità immobiliari vengono concessi sempre meno volentieri.
Inoltre qualche amministrazione comunale si è già accorta del gran numero di case invendute e non è più disposta a rilasciare concessioni edilizie alle imprese che hanno in carico troppi appartamenti.
Aggiungete a questo, la picchiata nella domanda di nuove abitazioni (dovuta sia all'incertezza che regna nel mondo del lavoro, sia alla minore propensione delle banche a concedere mutui per l'acquisto di abitazioni) e la miscela diventa esplosiva.

E' in questo scenario che il governo si appresta a varare (forse addirittura per decreto) il famoso/famigerato "piano casa". Si parla di aumenti di cubatura fino al 37% (cioè più di un terzo) che dovrebbero risollevare il settore dell'edilizia privata. Chiaramente questa proposta taglia fuori tutti i cittadini che abitano in un condominio, ma il problema è un altro. Se un lavoratore dipendente ha dei soldi da parte, perché dovrebbe spenderli adesso, quando non è sicuro di conservare il suo lavoro. E, per lo stesso motivo, se quei soldi non li ha, difficilmente sarà propenso ad indebitarsi con una banca.

Ma il governo si muove anche in un'altra direzione. Tremonti (con la benedizione di Di Pietro) ha proposto la vigilanza sui prestiti alle aziende da parte dei prefetti. In pratica, se un'azienda non riesce ad ottenere un prestito, può rivolgersi alla prefettura perché faccia pressione sulla banca in modo che i soldi vengano erogati comunque. Anche se l'azienda è a forte rischio di insolvenza. Questi prestiti non possono che essere definiti subprime. Quando si dice: avere la memoria corta.